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Ci fa bene.

"E alla fine ci fa bene pure stare male" Questo è quanto dicono tutti, che un giorno tutto questo dolore ci sarà utile. E passi le ore, i giorni, le settimane a chiederti che cosa voglia dire ma proprio non riesci a darti una risposta. Questo dolore assordante tutto appare fuorché utile, ti lacera poco a poco fino a lasciare squarci dentro di te degni di un quadro di Lucio Fontana. E ti ripeti di proseguire dritto, ti imponi di farcela e ce la metti anche tutta, così bene che a tratti sembri anche riuscirci e ti complimenti con te stessa, ci credi. Poi arriva quel momento in cui basta quell'unico sguardo in mezzo a una folla divertita di gente a farti dimenticare dove ti trovi, come ti chiami, il respiro si fa pesante, la gola secca, senti solo un silenzio assordante, nonostante la musica ad alto volume che fa tremare persino l'asfalto, e il battito accelerato del tuo cuore che sembra scoppiarti nel petto. La vita ti scorre sopra, come le ruote di un tir che ti calpe...

Dove sono i colori?

Da piccoli, appena usciti dalla pancia della mamma, il mondo appare buio e privo di colori. E' la prima cosa che un neonato impara non appena i suoi occhi inizieranno ad aprirsi: dare un colore alle cose che intravede attorno a sé. Crescendo, un bambino non conosce malvagità, non conosce tristezza, non conoscere dolore, eppure è una spugna in grado di assorbire tutto quello che lo circonda. Dovremmo imparare dai bambini i colori con i quali incosciente ed ingenuo guarda il mondo, mentre spesso la vista di un adulto si offusca e i colori sbiadiscono. Le "esperienze", cioè come chiamiamo tutto quello che ci colpisce e travolge, ci portano indietro al tempo in cui non riuscivamo, da neonati, a vedere colori nel mondo. Ci lasciamo sopraffare dalla vita, spesso troppo amara, passiamo giorni, mesi o anni nel buio delle quattro mura che abbiamo costruito nella nostra testa, talvolta addirittura cerchiamo di arredare quel buio per renderlo più confortevole senza considerare ...

Forza.

Non riesco a mettere insieme tre parole e formare una frase di senso compiuto. Scrivo, cancello, riscrivo ma sono sempre insoddisfatta di quello che cerco di dire. Ho perso le parole, cantava Ligabue, ed è vero che le avevo qua un attimo fa, ma poi la vita ti colpisce allo stomaco e a fatica riesci a respirare, figuriamoci a parlare. Io poi, che non sono mai stata una grande fan del raccontarsi, svelarsi e fidarsi. Provo tante cose e ne dimostro nessuna: questo pian piano mi sta consumando, perché vorrei davvero dar retta a quelli che mi continuano a ripetere di buttar fuori tutto ma io proprio non ci riesco. Non so quando, come e perché io abbia pensato che la cosa migliore da fare fosse tenere tutto dentro e nasconderlo bene al mondo. Giusto? Sbagliato? Questo non lo so, so soltanto che non sono in grado di far altro. Provo a scrivere ma ogni parola mi sembra banale, non rappresentativa. Vorrei riuscire a capire come poter affrontare cos'ho dentro. Una cosa, però, la so: sono arr...

KARMA

La vita è strana, vivi nel buio di quel tunnel in cui ti sei cacciata da così tanto tempo che ormai pensi al modo in cui arredarlo ma poi un giorno risorgi come una fenice dalle tue ceneri e rivedi quella luce che ora ti appare accecante, non ne eri più abituata. E non so come o quando accade, ma tutto inizia a girare per il verso giusto e allora non fai che ripetere: è il karma. Non ho mai saputo dirmi felice, ho sempre avuto timore di utilizzare questa parola per il peso che le attribuivo, perché in fondo non mi sono mai sentita davvero in pace con me stessa e col mondo perché c'era sempre quel qualcosa di stonato, come un sassolino nella scarpa mentre cammini. Il tempo passa e non aspetta certo che tu raccolga i tuoi cocci per terra, non ti da tregua e non ti tende la mano, sta a te decidere se sederti al ciglio della strada consapevole di tutte le auto che ti vedrai sfrecciare davanti, oppure continuare a camminare anche solo per inerzia e non fermarti per non restare indietro:...

Domani.

Casa silenziosa. Casa troppo vuota. Casa buia, illuminata solo dallo schermo del pc che ho sulle gambe. Stesa su un letto troppo grande, i cuscini non bastano a colmare i vuoti ma inutile pensarci, inutile sognare che io qui non sia da sola. Scrivo a memoria dopo essermi tolta gli occhiali di dosso e, ci provo, anche tutta la stanchezza e l'amarezza che porto dentro. Cos'amo della domenica? Niente. Da quando ho iniziato a vivere sola, lontano da casa, i giorni hanno iniziato ad essere tutti uguali: la sveglia presto, le lezioni all'università, gli amici ed i coinquilini, i caffè al bar, gli aperitivi e l'alcool semper fidelis , ma la domenica ha iniziato ad essere anche troppo vuota e silenziosa. Questa domenica mi sono svegliata, se così si può dire dopo una notte in bianco, con il peggiore degli hangover : nausea, dolori, testa in esplosione. Ho cercato di prendere un po' d'aria ma forse sarebbe stato meglio rimanere agonizzante a letto piuttosto che affacciar...

Standby

"Quando decidi di mettere in un ripostiglio il cuore non c'è un momento preciso. Non te ne rendi conto. In realtà ti sembra di essere come al solito, un po' più tranquilla ma comunque la stessa di sempre. Hai appuntamenti, dai baci, ti sembra anche di esserti presa una cotta. Fai quello che tutti si aspettano: fai le tue esperienze, insegui i tuoi obiettivi, cerchi un po' di felicità. E intanto non ti accorgi di esserti persa. Hai smesso di piangere la notte. Hai smesso di leggere. Hai smesso di fare discorsi seri. Hai smesso di dire "dai, vieni qui.. dimmi cosa non va" e hai iniziato a dire "via, tanto ti passa". Tra un po' di buon sesso e tanti giochi e tante parole, tanto amore, scegli di giocare. Perché ti va, dici. Il fatto è che a nessuno va di smettere di sentire. A nessuno. Quindi non lo ammetterai mai, non lo dirai mai alle tue amiche che hai un buco in testa e uno in pancia. Non dirai mai che tocchi gli oggetti ma non li senti. Che abb...

Mi presento: ora parlo io.

Sono le 23:30 quando inizio a scrivere queste righe, non so quanto tempo mi occorrerà per completare il post ma voglio farlo. Quando ero piccola, beh più piccola, ricordo avessi un mio blog personale (forse anche un po' segreto) collegato al buon vecchio msn, poi non so quale fine gli abbiano fatto fare. Lì parlavo, di me e della mia vita, di quello che mi accadeva e di quanto provavo, poi ho smesso. Ho smesso di scrivere lettere, pian piano, ho smesso di appuntarmi pensieri sul pc, ho smesso di scrivere. Ho bisogno di tornare a farlo e spero questo possa essere il mio rifugio, quel luogo in cui poter dire: ora parlo io. Nonostante abbia sempre riflettuto tanto, trattenere i pensieri nella testa fino a farli diventare una gabbia mi ha in qualche modo rovinata, per questo comincio da qui. Sono io, che importa quale sia il mio nome, sono semplicemente io: 25 anni vissuti senz'altro appieno, senza tirarmi indietro davanti a nuove scommesse e senza rinunciare mai ad andare avanti e...