Domani.
Casa silenziosa. Casa troppo vuota. Casa buia, illuminata solo dallo schermo del pc che ho sulle gambe. Stesa su un letto troppo grande, i cuscini non bastano a colmare i vuoti ma inutile pensarci, inutile sognare che io qui non sia da sola. Scrivo a memoria dopo essermi tolta gli occhiali di dosso e, ci provo, anche tutta la stanchezza e l'amarezza che porto dentro. Cos'amo della domenica? Niente. Da quando ho iniziato a vivere sola, lontano da casa, i giorni hanno iniziato ad essere tutti uguali: la sveglia presto, le lezioni all'università, gli amici ed i coinquilini, i caffè al bar, gli aperitivi e l'alcool semper fidelis, ma la domenica ha iniziato ad essere anche troppo vuota e silenziosa. Questa domenica mi sono svegliata, se così si può dire dopo una notte in bianco, con il peggiore degli hangover: nausea, dolori, testa in esplosione. Ho cercato di prendere un po' d'aria ma forse sarebbe stato meglio rimanere agonizzante a letto piuttosto che affacciarmi fuori dalla porta di casa. Il resto del giorno è trascorso in un sonno profondo dall'ora di pranzo all'ora di cena, poi ancora dalla prima notte fino al mattino presto. Cos'amo del lunedì? Ancor meno di niente. Il lunedì è come il karma: ti suggerisce che dopo ogni cosa bella, che per molti dovrebbe essere la domenica, arriva sempre quella brutta a riportarti coi piedi per terra. Ma cosa succede quando la cosa brutta del lunedì non ti riporta i piedi a terra piuttosto te li conficca sotto la terra di una domenica disastrosa? Anche questo lunedì è finito, finalmente, nonostante la nausea e la rabbia un altro giorno è andato. Quanto è possibile, per una persona, continuare a sperare in un risveglio migliore ogni giorno? Ma ancora una volta, stasera, spengo tutto e mi dico: domani sarà migliore.
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