Dove sono i colori?

Da piccoli, appena usciti dalla pancia della mamma, il mondo appare buio e privo di colori. E' la prima cosa che un neonato impara non appena i suoi occhi inizieranno ad aprirsi: dare un colore alle cose che intravede attorno a sé. Crescendo, un bambino non conosce malvagità, non conosce tristezza, non conoscere dolore, eppure è una spugna in grado di assorbire tutto quello che lo circonda. Dovremmo imparare dai bambini i colori con i quali incosciente ed ingenuo guarda il mondo, mentre spesso la vista di un adulto si offusca e i colori sbiadiscono. Le "esperienze", cioè come chiamiamo tutto quello che ci colpisce e travolge, ci portano indietro al tempo in cui non riuscivamo, da neonati, a vedere colori nel mondo. Ci lasciamo sopraffare dalla vita, spesso troppo amara, passiamo giorni, mesi o anni nel buio delle quattro mura che abbiamo costruito nella nostra testa, talvolta addirittura cerchiamo di arredare quel buio per renderlo più confortevole senza considerare che l'obiettivo dovrebbe, invece, essere quello di accendere la luce dei colori e non cullarsi in un buio avvolgente e rassicurante. Quante amicizie perse e amori finiti ci hanno lanciati nel tunnel del buio pesto, quante delusioni, insoddisfazioni, fallimenti ci hanno portato a pensare che forse era arrivato il momento di arrendersi. Eppure, io credo, non bisogna mai arrendersi, perché per quanto lungo questo tunnel e per quanto buio sia attraversarlo, la luce arriva e i colori si manifesteranno a noi. Inizieremo a dipingere di blu il cielo e il mare, di giallo il sole, di verde i prati e finiremo addirittura per dare un colore alle emozioni: rosso come la passione e il calore, giallo come la vita e la gioia, verde come la speranza di non arrendersi mai.

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Forza.

Mi presento: ora parlo io.