Standby
"Quando decidi di mettere in un ripostiglio il cuore non c'è un momento preciso. Non te ne rendi conto. In realtà ti sembra di essere come al solito, un po' più tranquilla ma comunque la stessa di sempre. Hai appuntamenti, dai baci, ti sembra anche di esserti presa una cotta. Fai quello che tutti si aspettano: fai le tue esperienze, insegui i tuoi obiettivi, cerchi un po' di felicità. E intanto non ti accorgi di esserti persa. Hai smesso di piangere la notte. Hai smesso di leggere. Hai smesso di fare discorsi seri. Hai smesso di dire "dai, vieni qui.. dimmi cosa non va" e hai iniziato a dire "via, tanto ti passa". Tra un po' di buon sesso e tanti giochi e tante parole, tanto amore, scegli di giocare. Perché ti va, dici. Il fatto è che a nessuno va di smettere di sentire. A nessuno. Quindi non lo ammetterai mai, non lo dirai mai alle tue amiche che hai un buco in testa e uno in pancia. Non dirai mai che tocchi gli oggetti ma non li senti. Che abbracci e vorresti essere altrove. Che eviti accuratamente qualsiasi cosa che possa creare scompiglio e lacrime. Non lo dirai mai ma se ne accorgeranno tutti quando una sera, all'improvviso, scoppierai a piangere (apparentemente) senza motivo e inizierai a dire che ti manchi. Che ti manchi, che ti manca la te capace di soffrire."
Ecco che Susanna Casciani riesce a parlare per me, ma non possiamo sempre rifugiarci dietro quello che altri hanno detto anche forse al posto nostro. Sì possiamo riconoscerci, consolarci, ma poi se scegli di scrivere (che sia un blog, le pagine di un diario o ché) tocca a te mettere in fila le parole. Non senza fatica le cerco dentro di me, le vado a scovare là dove non spolveravo da tempo. Vivere in standby potrebbe essere piacevole, confortante: non senti dolore, non soffri, non piangi, non ti lasci ferire da nulla; però standby significa anche non essere felice, viva, presente a te stessa e agli altri. E' rischioso vivere circondata da questo vetro che fa da scudo, perché sì senz'altro puoi vedere cosa accade all'esterno e gli altri possono guardare te ma non ti lasci neanche sfiorare. Io ho vissuto, ho sentito, poi ho scelto di mettermi in standby fino a ché non sono scoppiata a piangere improvvisamente, come spiega la Casciani, e mi son detta: mi manco. Sono morta, risorta, proprio come una fenice dalle sue ceneri anch'io ho rimesso insieme i cocci. E' vero, quando ti distruggi in mille pezzi è difficile trovarli tutti per rimetterli insieme ed io di questo me ne accorgo ogni giorno: sento piccole fessure da cui entra un'aria gelida, tagliente, fastidiosa. E' il prezzo da pagare quando vuoi risorgere, non sarai mai più ciò che sei stata ma ti trasformerai in qualcosa di nuovo: migliore? chi lo sa, ma sicuramente diverso. Ora però è tempo di tornare in standby, perché dopo ogni esplosione e distruzione serve il tempo per raccogliere tutti i cocci. Ed io quel tempo ho bisogno di prendermelo tutto, per respirare e ritornare ad essere "capace di soffrire".
Ecco che Susanna Casciani riesce a parlare per me, ma non possiamo sempre rifugiarci dietro quello che altri hanno detto anche forse al posto nostro. Sì possiamo riconoscerci, consolarci, ma poi se scegli di scrivere (che sia un blog, le pagine di un diario o ché) tocca a te mettere in fila le parole. Non senza fatica le cerco dentro di me, le vado a scovare là dove non spolveravo da tempo. Vivere in standby potrebbe essere piacevole, confortante: non senti dolore, non soffri, non piangi, non ti lasci ferire da nulla; però standby significa anche non essere felice, viva, presente a te stessa e agli altri. E' rischioso vivere circondata da questo vetro che fa da scudo, perché sì senz'altro puoi vedere cosa accade all'esterno e gli altri possono guardare te ma non ti lasci neanche sfiorare. Io ho vissuto, ho sentito, poi ho scelto di mettermi in standby fino a ché non sono scoppiata a piangere improvvisamente, come spiega la Casciani, e mi son detta: mi manco. Sono morta, risorta, proprio come una fenice dalle sue ceneri anch'io ho rimesso insieme i cocci. E' vero, quando ti distruggi in mille pezzi è difficile trovarli tutti per rimetterli insieme ed io di questo me ne accorgo ogni giorno: sento piccole fessure da cui entra un'aria gelida, tagliente, fastidiosa. E' il prezzo da pagare quando vuoi risorgere, non sarai mai più ciò che sei stata ma ti trasformerai in qualcosa di nuovo: migliore? chi lo sa, ma sicuramente diverso. Ora però è tempo di tornare in standby, perché dopo ogni esplosione e distruzione serve il tempo per raccogliere tutti i cocci. Ed io quel tempo ho bisogno di prendermelo tutto, per respirare e ritornare ad essere "capace di soffrire".
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